Mi sono a lungo interrogata su ciò che vorrei lasciare, non come eredità, poiché il percorso non è ancora terminato, ma come spunto di riflessione e dopo averci riflettuto a lungo ho deciso di avviare una conversazione sulle emozioni, perché sono ciò che più di tutto rende la nostra vita da esseri umani distintiva e di valore.
Parlo di emozioni anche e soprattutto perché da “uomini di marketing” e anche di “mondo”, essendo cuneesi, conosciamo bene il valore che esse hanno nei processi decisionali. Quello che forse non si conosce ancora a sufficienza è da che parte penda la bilancia razionalità/emozione nell’uomo.
A questo quesito ha risposto in maniera oserei dire definitiva il neuroscienziato portoghese Antonio Damasio, che nel 1994 nel suo testo “l’errore di Cartesio” ha ribaltato l’assunto più noto del filosofo francese “cogito ergo sum”, dimostrando scientificamente che “l’uomo non è una macchina pensante che si emoziona, ma una macchina emotiva che pensa”.
Quando prendiamo una decisione, o quando qualcun altro prende una decisione su un prodotto o servizio da noi fornito, è importante sapere che il processo viene elaborato in prima istanza nella parte emotiva del nostro cervello, in un rapporto che arriva fino al 95% di prevalenza.
È interessante pensare a quante parole sono state spese, anche in ambito marketing, per rappresentare l’homo sapiens come essere totalmente razionale e di conseguenza alla continua ricerca di dati e informazioni puntuali, quando poi in realtà queste servono solo a dare una veste cosciente ad un processo che in realtà si è già svolto e concluso a livello emozionale.
La buona notizia è che possiamo finalmente liberarci di un vestito ormai stretto, che ci vede impegnati costantemente in attività di raccolta dati e analisi, quasi fossimo un processore, per accogliere con naturalezza ciò che siamo in tutte le nostre imprevedibili (o quasi) sfaccettature.
Le emozioni nascono da stimoli sensoriali e come tali coinvolgono i nostri organi di senso in un meccanismo anche in questo caso quasi sempre al di sotto della soglia della coscienza, ma sono certamente i nostri sensi prevalenti, vista e udito ad essere maggiormente coinvolti quotidianamente: ogni giorno siamo sottoposti alla visione ed ascolto dalle 3.000 alle 5.000 pubblicità e di circa 11.000 bit di informazioni.
La sfida, non di domani, ma di oggi per chi si occupa di comunicazione e marketing è riuscire ad emergere in questo enorme flusso di informazioni, differenziandosi dagli altri riuscendo a trasmettere un carico emotivo vincente rispetto al contesto.
Riuscire ad emozionare significa anche aumentare la possibilità di memorizzazione di un messaggio o di un’esperienza e consente la creazione di marcatori somatici positivi nella mente del fruitore, che aiuteranno nelle scelte future. Possiamo avere il prodotto migliore, un grande budget da spendere in pubblicità, ma se non riusciamo ad emozionare e quindi a coinvolgere il sistema limbico del nostro cervello, non riusciremo a raccogliere i risultati sperati. Parafrasando una vecchia canzone, un’emozione…non è da poco!
Claudia Sepertino
Vice presidente CDV&M Cuneo